I tre ingredienti di base dalla Nutella sono trappole psicologicamente potentissime e pericolose: ecco perché un cucchiaino non è mai abbastanza.
Anche culturalmente, oramai, associamo la Nutella a qualcosa di speciale: ai più dolci ricordi infantili, al benessere e alla tranquillità della merenda. La crema spalmabile alle nocciole, con cacao, olio di palma e zuccheri si è imposta quasi subito come un alimento simbolo. Il dolce di casa, sempre disponibile in dispensa, amato dai più piccoli e irresistibile anche per i grandi.
Il sapore della Nutella evoca infatti immediato piacere. Per il suo gusto, ma anche per il suo valore culturale. La Nutella sa sempre di casa, di colazioni in famiglia, di merendine preparate dalla mamma o dalla nonna. Tutte suggestioni potentemente condizionate di anni e anni di pubblicità. E oggi le neuroscienze ci aiutano a capire in che modo la Nutella agisce sulla mente, rendendosi psicologicamente così pervasiva.
Perché non riusciamo a resisterle? Sul mercato ci sono tanti altri prodotti a base di cacao, ma nessuno di essi riesce ad avere lo stesso appeal della Nutella. Per capirlo dobbiamo risalire alla nascita stessa del prodotto. Cioè agli anni ’70. Anni di crisi economica per l’Italia. Il cacao era raro e costoso, e Ferrero, un pasticcere piemontese, ebbe un’idea geniale: usare le nocciole delle Langhe, abbondanti e locali, per creare una crema dolce che ricordasse il cioccolato e che potesse integrarsi bene con il sapore del cacao.
La crema si arricchì di due ingredienti distintivi: i grassi, apportati dall’olio di palma, e gli abbondanti zuccheri. Elementi che, insieme al cacao, riescono ad attivare con forza il sistema della ricompensa cerebrale.
Quando ingeriamo zucchero e grassi si attiva infatti il sistema dopaminergico mesolimbico. In particolare, la via che collega l’area tegmentale ventrale (VTA) al nucleus accumbens. E si tratta dello stesso identico circuito coinvolto nelle dipendenze da sostanze come cocaina e nicotina. In uno studio pubblicato su PLOS ONE, è stato dimostrato come alcuni ratti preferiscano una soluzione zuccherina a una dose di cocaina.
Anche il cacao è un fortissimo stimolante. I popoli amerindi usavano questa bacca come droga. Per aumentare la resistenza fisica e mentale. O per scopi rituali. Questo perché nel cacao si possono rintracciare teobromina e caffeina, due alcaloidi naturali con effetti stimolanti.
Anche se due cucchiaini sono più che sufficienti per ottenere bastevole nutrimento e per saziarci di dolce, quasi per tutti è impossibile smettere di consumare Nutella. Si continua perciò a mangiarla, fino al sopraggiungere della nausea. Non riusciamo a fermarci perché, con il consumo di Nutella, il cervello rilascia dopamina, il neurotrasmettitore del piacere e della motivazione.
Psicologicamente, il meccanismo è molto pericoloso, perché spinge la mente a voler ripetere l’esperienza subito: ecco perché mangiamo Nutella anche se non abbiamo fame. Anche a livello fisico c’è una trappola. Gli alimenti con alto contenuto di zuccheri e grassi riescono infatti a ingannare i segnali di sazietà. Secondo un recente studio citato da INRAN, l’assunzione regolare di questi alimenti può realmente modificare le connessioni neurali e indurre una forma di dipendenza.
Anche se non si esagera, però, il mix di zucchero e grassi resta pericoloso. Nel senso che crea un immediato craving. Un fenomeno associabile a un desiderio intenso e compulsivo. Non una vera dipendenza, ma un meccanismo per cui più Nutella si assume e più il cervello si aspetta quella ricompensa immediata.
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