Non è consigliabile cuocere la carne a basse temperature. In pochi ne sono a conoscenza, ma i rischi possono essere davvero elevati. Ecco perché andrebbe evitato.
Negli ultimi anni, l’attenzione verso l’alimentazione è aumentata a dismisura. Le persone, rispetto al passato, sono sempre più consapevoli di ciò che mettono in bocca. Non si limitano più ad acquistare i prodotti dai supermercati e a consumarli, ma si pongono delle domande, parlano con professionisti e consultano risorse online.

Tra gli argomenti più discussi c’è la cottura della carne. Alcuni individui sono convinti che sia meglio cuocerla a basse temperature. In realtà, le cose non stanno proprio così. Tale pratica può esporre i diretti interessati a svariati rischi. È stato proprio un esperto a fornire tutti i dettagli.
Carne a basse temperature, ecco perché non dovresti cuocerla così: se non lo sai rischi grosso
È importante prestare attenzione alla cottura della carne. Si tratta di un alimento delicato e, di conseguenza, niente può essere lasciato al caso. Ci sono delle persone che tendono a tenere la fiamma molto bassa. Preferiscono che il processo avvenga lentamente. Dal punto di vista pratico, tuttavia, non si tratta di una buona soluzione.
Francesco Poliandri, nei panni di consulente alimentare, ha voluto svelare il mistero. L’ha fatto con poche parole, sottolineando i rischi che si corrono. A parer suo, tale pratica sarebbe assolutamente da evitare: “Tutti gli studi attuali dimostrano che sotto i 55° i modelli di inattivazione termica sono incerti e non validabili. A 48° non si parla di inattivazione, ma di una zona ottimale di crescita microbica“.

Il problema, quindi, starebbe proprio nello sviluppo dei batteri. Il calore riesce a eliminarli efficacemente ma, se le temperature sono troppo basse e, in particolare se non superano i 48°C, l’effetto è nullo. Il cibo si trasforma nell’habitat perfetto per lo sviluppo dei germi. Una volta ingeriti, essi possono dare vita a sintomi di vario tipo. Bambini e anziani sono le categorie più a rischio, tuttavia, anche gli adulti sani devono muoversi con cautela.
L’esperto non ha alcun dubbio sulle tempistiche: “La permanenza nella fascia 40–52° è la più pericolosa: crescita esponenziale, tossine termoresistenti e rischio concreto per il consumatore. Bastano 2 ore perché un alimento raggiunga la carica critica di Clostridium perfringens e preoccupatevi perché ce ne sono molti altri di patogeni“. I batteri sono numerosi e i sintomi possono variare da lievi a intensi. L’apparato gastro-intestinale, solitamente, è quello più colpito.





